Thursday, January 29, 2015

MARINGOLA ROSARIO*******Di tutto un po'*


OBAMA BIDEN 2012

545447_367441480003837_679943851_n.jpgOUR JOURNEY TOGETHER

When President Obama was re-elected on November 6th, 2012, it was the culmination of the hard work of millions of supporters. From national days of action to an unforgettable Democratic National Convention to rallies that spanned the nation, and everything that happened in between, the road that began in April 2011 and ended on election night was full of amazing moments. Spend some time looking back on our journey with this interactive timeline, then find out how you can stay involved for the next four years.
  • APR 04 2011

    2012 campaign launches

    President Obama, launching his final campaign: “I’ll need you to help shape our plan as we create a campaign that’s farther reaching, more focused, and more innovative than anything we’ve built before.”

MARINGOLA ROSARIO**************TU ODI OBAMA

***********Tu odi Obama*****


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Vi incontro per tutto il tempo. Tu odi Obama. Tu odi i gay. Tu odi i neri, gli immigrati, i musulmani, i sindacati, le donne che vogliono il diritto di fare delle scelte sui loro corpi, si odiano em all. Ti odio essere chiamato razzista. Tu odi essere chiamato un bigotto. Forse se lei ha parlato di creare posti di lavoro più che si parla di questo che odio i gay non ti chiamano bigotti. Forse se lei ha parlato di gente di colore, senza automaticamente ammesso che sono i buoni pasto, mentre chiedendo loro certificati di nascita non avremmo ti chiamano razzista. Tu odi il socialismo e la giustizia sociale. Tu odi i regolamenti e le tasse e la spesa e il governo. Tu odi.
Ti piace la guerra. Ti piace la tortura. È come Gesù. Non so come diavolo nulla di tutto ciò è compatibile, ma nessuno ha mai accusato voi nemici di essere troppo impegnata a coerenza ideologica. Ti piacciono le persone che assomigliano a voi o almeno odio la maggior parte delle cose che si odiano. Tu odi tutto il resto.
Ora, so che professano di amare il nostro paese e che i padri fondatori (a meno che non si ricorda che hanno creduto nella separazione tra Stato e Chiesa), ma ho bisogno di ricordare che l’America non è quello che Fox News dice che è. L’America è un melting pot, lo è sempre stato. Siamo un multi-culturale fusione di tutti i tipi di persone, e tuttavia ancora demonizzare chiunque non è un ricco, bianco, maschio eterosessuale cristiana o la moglie sottomessa e obbediente.
Tu odi liberali, moderati, l’inferno, chiunque non è d’accordo con il dogma conservatore come abbracciata da Fox News e Rush Limbaugh. È em odio.
Beh, qui ci sono i fatti, Jack. Se odiate il governo poi si è qualificato per gestirlo. Se odiate i gay più di quanto amo l’America che si dovrebbe prendere il tuo stesso consiglio e ottenere l’inferno fuori. Ci sono molti paesi che sono apertamente ostili alle persone gay, ma sono pieni di gente di colore e non ti piacciono più di tanto da quanto ho capito. Sembra che si sono avvitati, ma non è questo che io sono qui per dirvi.
Più rant sotto la piega. . .
Ora che avete buttato tutto e il lavello della cucina a presidente Obama e ancora non ha funzionato si sono nel panico. Obama gradimento sono ancora vicino al 50%, nonostante i vostri sforzi per minare l’economia e la ripresa degli Stati Uniti ad ogni passo si può. Si è tentato di tenere in ostaggio americano dell’economia per costringere l’America in default sulle sue ‘debiti, debiti che voi avete telefonato sotto Bush, e quindi si può dare la colpa a Obama e non è riuscito. Hai usato l’ostruzionismo più di ogni altro Congresso mai, arrivando al punto di votare contro l’accesso fornire assistenza sanitaria a 9/11 di primo intervento. Ti ricordi di 9/11, non te, che cosa hai usato per mentire in una guerra in Iraq, e poi, quando Obama ha ucciso Bin Laden e pose fine alla guerra in Iraq, si disse alla gente che odia l’America e vuole le truppe fallire. Voi mostri. Tu odi Obama con una passione, nonostante il fatto che si tratta di un taglio fiscale, a riduzione del disavanzo Presidente guerra che mina i diritti civili e sociali delle riforme offre ai annacquato che vanno a beneficio degli interessi particolari, proprio come un repubblicano. Si chiama lui un keniota. Si chiama lui un socialista. Vuoi ballare con il tuo odio cantando orgogliosamente sotto la pioggia come se fosse un 1950 musicale.
Francamente, mi fai schifo. Il tuo odio mi nausea. Il bigottismo mi offende. Il razzismo mi ripugna.
Caro odiano, sono apertamente in discussione il vostro patriottismo.
Penso che odio i gay, Obama, i neri, i poveri, tutti noi, donne, atei e agnostici, latini, musulmani, liberali, tutti noi, penso che ti odio tutti coloro che non è esattamente come te, e io credo che ci odiano più di quanto tu ami il tuo paese.
Penso che tu odi i soldati gay più di quello che l’America vuole vincere le sue guerre.
Non ho nemmeno pensare che si desidera l’America per vincere le guerre, si vuole solo l’America ad avere guerre, guerre senza fine e la guerra affarismo che genera. Tu ami questo tipo di spesa, che ami la spesa per iniziative di fede e l’educazione sessuale a base di astinenza based (George Carlin sarebbe piaciuto che uno), che ami la spesa per sussidi per le aziende petrolifere redditizie, si spendono come marinai ubriachi quando si è in bianco Casa, ma se è un democratico poi improvvisamente si tifare quando l’America non ottiene le Olimpiadi perché potrebbe fare il presidente nero in cattiva luce. Ma oooh ami il tuo paese, hai detto, e lo rivoglio. Bene ascolta qui skippy, non è il vostro paese, non lo possiedi, è il nostro paese, e l’America non è il religiosamente Foxbots estremisti che odiano la scienza, professori elitari e con una vita sessuale vivace e significativa con qualcuno che amiamo se Rick Santorum non approvo. Rick Santorum non è in esecuzione per chaperone cazzo dell’America alta scuola di danza, dovrebbe probabilmente appena chiudi il becco di sesso, ma non può perché non ha altro da eseguire su.
Repubblicani non possono vincere sulle questioni. Hanno NIENTE. Tutto quello che hanno è un divide et impera guerra di classe che contrappone le persone ignoranti razzisti e bigotto contro il resto di noi in una battaglia senza senso di questioni a cuneo e la già dimostrato di non riuscire George W. Bush, nuovo ordine del giorno dei tagli fiscali per i ricchi, la deregolamentazione, privatizzazione e la guerra affarismo e nient’altro, così tutto quello che possono fare è incolpare i neri, i gay del governo, nessuno e tutti gli altri per le proprie mancanze. Il partito della responsabilità personale, il mio culo.
Ma essi amano multinazionali, basta chiedere un estremista gay che odia e razzista religioso se pensano corporazioni sono persone e che saranno lieti d’accordo, ma se si chiede loro se i gay sono persone che non sono così sicuro.
Cari nemici, voi siete i crudeli, stronzi senza cuore disinformati che venderebbero l’America fuori a Haliburton in un baleno, si preferisce pagare ZERO tasse di quanto si dovrebbe vedere un bambino appena nato ottenere l’accesso a un’assistenza sanitaria di qualità, è allegria quando parleremo negare salute attenzione ai giovani con malattie prevenibili, e boo quando discutiamo le First Ladies in programma di ridurre il obesità infantile. Lei è una croce da portare e una bandiera per avvolgersi in trasferta di essere le persone che Sinclair Lewis ci ha messo in guardia, ma vi garantisco che se Fox News ti ha detto di vestirsi in quel modo si farebbe, perché siete ciechi stessi, ignoranti e chiuso somari mentalità che ha guidato il paese in una guerra civile, anni fa, perché si sono tenuti a l’idea che alcuni uomini sono più uguali di altri. In breve, il motivo per cui ho indossare con orgoglio la mia unione cappello esercito è a causa di out vendere sediziosi come te che cazzo sempre più americani della classe operaia per cui un imprenditore straniero come Rupert Murdoch può ottenere una riduzione fiscale più grande. Se le aziende sono persone, non sono né patrioti americani, né capace di amore. Proprio come te.
Quindi, smettere di indossare il vostro odio con orgoglio. Smetteremo di celebrare la vostra ignoranza anti-scienza, anti-matematica. Smettere di usare parole in codice per mascherare il proprio fanatismo come “valori della famiglia”, soprattutto quando ti odio la mia famiglia e quando ti trovi sullo stesso palco come un ragazzo che ha avuto tre matrimoni, o se si condivide un seggio al Senato con un ragazzo che ha tradito la moglie con prostitute mentre indossa pannolini. Dovresti vergognarti. So che si sta solo facendo questo per motivare il vostro male informato base di culto odio perché se in realtà sapeva che le vostre idee li renderà più poveri di quello che sono ora, non avrebbero mai votato per te. Si sta facendo del vostro meglio per impoverire i vostri connazionali in modo le persone ricche possono ottenere agevolazioni fiscali più grandi e si può continuare a fornire welfare aziendale agli interessi particolari che ti hanno corrotto, e sono disgustato dal modo in cui sfilano allegramente il tuo odio con aplomb. Non credo che si fa l’amore America. Almeno, non quanto ti odio tutti in America, che non è esattamente come te.
Si dovrebbe pensare a questo, e magari avere un aiuto.
E per la cronaca, io non ti odio. Sono imbarazzato da voi e nauseato dal comportamento crudele e spensierato e la vostra avidità tutto consuma, ma io non ti odio. Io ti perdono e spero che un giorno si può cambiare, ma io non ti odio. Hai abbastanza odio in te per il resto di noi così com’è.
Potete seguirmi su Twitter @ JesseLaGreca
ORIGINARIAMENTE INVIATO ALLE MINISTRYOFTRUTH IL LUN 9 GEN 2012 ALLE 13:57 PST.
INOLTRE RIPUBBLICATO DA CLASSWARFARE NEWSLETTER: WALLSTREET VS WORKING CLASS GLOBALE MOVIMENTO OCCUPY , VIA PROFETI , E MITT ROMNEY BAIN CHRONICLES .559419_298613126886673_859021452_n.jpg

IL GIORNO DELLA MEMORIA.CORTA-Marco Travaglio-Il Fatto Q.-29 gennaio 2015*******

IL GIORNO DELLA MEMORIA.CORTA-Marco Travaglio-Il Fatto Q.-29 gennaio 2015
IL GIORNO DELLA MEMORIA.CORTA-Marco Travaglio-Il Fatto Q.-29 gennaio 2015

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/01/29/quirinale-il-giorno-della-memoria-corta/1379757/
 COMPAGNO GRISSINO.
 Fassino, il berlingueriano che ama i condannati.
  Il minimo che si dovrebbe fare, prima di lanciare la candidatura di  Tizio o Caio alla più alta carica dello Stato, è informarsi bene sul suo  curriculum, i suoi trascorsi e quelli della sua famiglia, onde evitare  di ritrovarsi un presidente imbarazzante, o addirittura ricattabile, per  i più svariati motivi. Non solo penali, ma anche morali,politici o  semplicemente di inopportunità. La logica che invece sembra ispirare il  caravanserraglio delle consultazioni e delle candidature usa e getta di  questi giorni è esattamente quella opposta: non si butta via niente. Di  Amato abbiamo già detto tutto: il fatto che continui a essere tra i  favoriti la dice lunga sulla scriteriata superficialità dei politici che  contano e che la memoria storica o non ce l’hanno o l’hanno azzerata  con un clic sul Reset.
 Per la Finocchiaro, a parte tutto il  resto, dovrebbe bastare il marito sotto processo per truffa e abuso  d’ufficio. Del giudice costituzionale Sergio Mattarella abbiamo  ricordato la fama di persona perbene (come quella del fratello  Piersanti, assassinato da Cosa Nostra) e l’assoluzione per finanziamento  illecito, ma anche la confessione di aver accettato un contributo  elettorale da Filippo Salamone, universalmente noto in Sicilia come il  costruttore di Cosa Nostra. Siccome poi, per il capo dello Stato,conta  anche la reputazione della famiglia (ne sa qualcosa la buonanima di  Leone), non si possono dimenticare le ombre sul defunto padre Bernardo,  ras della Dc siciliana nel Dopoguerra; e neppure quelle più recenti che  hanno coinvolto il fratello Antonino, indagato negli anni 90 a Venezia  per riciclaggio di denaro sporco e associazione mafiosa col cassiere  della banda della Magliana Enrico Nicoletti, per una speculazione su una  decina di alberghi a Cortina: inchiesta poi archiviata nel 1996 per  mancanza di prove sulla provenienza illecita del denaro, con coda di  polemiche anche in Parlamento.Completano il quadretto famigliare il  nipote Ber nardo, figlio di Piersanti, deputato regionale in Sicilia,  ora indagato per peculato sui rimborsi regionali; e il figlio di Sergio,  Bernardo Giorgio, allievo di Sabino Cassese, docente di Diritto  amministrativo a Siena e alla Luiss nonché capo dell’ufficio legislativo  della Funzione pubblica al ministero della PA, accanto a Marianna  Madia: il suo compenso di 125 mila euro l’anno ha sollevato qualche  malignità.   La sindrome della memoria corta contagia anche i 5Stelle,  che presentano una serie di candidati di prim’ordine alle Quirinarie.Ma  portano in palmo di mano Ferdinando Imposimato. Che, per carità, è una  persona simpatica e onesta, un ex giudice valoroso, un ex parlamentare  Pci-Pds molto vicino anche al Psi, ma anche protagonista di incredibili  attacchi contro il pool di Milano ogni volta che metteva le mani su  qualche ladro socialista. Quando Borrelli, il 30-4-1993, annunciò il  conflitto d’attribuzioni contro la Camera che aveva negato  l’autorizzazione a procedere su Craxi, Imposimato disse che non poteva  farlo e tuonò: “Borrelli continui a fare il magistrato, non faccia  politica, non interferisca sulla volontà del Parlamento”. Nel ‘96,  tornato in Cassazione, difese il pm romano Ciccio Misiani che dava  consigli a Renato Squillante poco prima dell’arresto di quest’ultimo  (era sul libro paga di Previti): “Ho apprezzato molto Misiani, anch’io  avrei dato quei consigli a Squillante, un uomo dal quale ho imparato  molto” (Corriere, 14-3-1996). E nove giorni dopo, non contento, si fece  intervistare dal Giornale per chiedere la scarcerazione di Squillante e  accusò il pm di violare la legge sulla custodia cautelare: “Di questo  passo la gente penserà che le inchieste abbiano scopi politici”. L’11-7  aggiunse: “Le cose fatte da Di Pietro meritavano il trasferimento per  incompatibilità ambientale, ma c’era timore reverenziale verso tutto il  pool”. Poi si ricandidò con gli ex craxiani dello Sdi. Ma che ci azzecca  Imposimato con i 5Stelle e il Quirinale?
 A proposito di amnesie  selettive, si parla persino di Fassino: 66 anni, deputato per 5  legislature, dirigente del Pci-Pds-Ds, fu sottosegretario agli Esteri  nel governo Prodi-1, ministro del Commercio estero nel governo D’Alema e  della Giustizia nel governo Amato-2, quando abolisce di fatto i pentiti  di mafia e propone la depenalizzazione di tutti i reati finanziari.  Roba che non era venuta in mente nemmeno a B. Nel 2001 è candidato a  vicepremier di Rutelli, tanto vince B. Lui, per premio, diventa  segretario Ds. Fino al 2007, quando nasce il Pd. Non è mai stato  indagato, ma il suo nome è comparso spesso in atti giudiziari, anche  piuttosto imbarazzanti. La prima volta nel ‘93: il presidente di  Euromercato Carlo Orlandini racconta ai pm di Torino di aver incontrato  nel 1989 Fassino, allora segretario provinciale del Pds, per parlare del  progetto dell’ipermercato Le Gru di Grugliasco (poi finito in uno  scandalo di mazzette rosse); e, subito dopo l’interrogatorio, inviò un  fax a Fassino per rivelargli quel che aveva dichiarato ai magistrati.  Che bisogno aveva di spedire quel fax, violando il segreto  investigativo? E che c’entrava Fassino con un centro commerciale?  Mistero. Nel 2005 l’ex governatore di Bankitalia Antonio Fazio racconta  al pm Francesco Greco: “A fine 2004-inizio 2005 sono venuti da me  Fassino e Bersani a chiedere se si poteva fare una grande fusione  Unipol-Bnl-Montepaschi. Io li ho ascoltati”. A che titolo il segretario  Ds si occupava di fusioni bancarie? Mistero.   NELL’ESTATE 2005, il  Compagno Grissino (come lo chiamano a Torino) ci ricasca. L’Unipol di  Giovanni Consorte, la compagnia assicurativa delle coop rosse, si svena  per scalare la Bnl. Giornalisti, imprenditori e politici della sinistra  segnalano i rischi dell’operazione e l’impresentabilità dei compagni di  avventura: il banchiere Fiorani, gli immobiliaristi Ricucci e Coppola.  Ma Fassino li difende a spada tratta: “Considero incomprensibile la  puzza sotto il naso che li circonda. Bisogna solo capire se un  imprenditore fa bene o meno il suo mestiere” (22-6-2005). “È tanto  nobile costruire automobili o essere concessionario di telefonia, quanto  operare nel mondo finanziario o immobiliare” (7-7-2005). Quando le  telefonate di Fassino, intercettate sulle utenze di Consorte, diventano  pubbliche, il conflitto d’interessi tra Unipol e i vertici Ds dà un duro  colpo alla credibilità del partito. Senza contare la figuraccia del  segretario tenuto all’oscuro fino all’ultimo momento da Consorte &  C., convinti che sia meglio non informarlo perché “tanto non capisce un  cazzo”. Solo il 18 luglio, vigilia dell’Opa taroccata, Consorte gli  svela i retroscena della cordata occulta che rastrella azioni Bnl in  barba al mercato e alla legge. Fassino, anziché fargli notare la  scorrettezza dell’operazione, prende appunti ed esulta: “Allora, siamo  padroni della banca?… Portiamo a casa tutto… Bravo, bene,  congratulazioni, bravo bravo, auguri!”. La telefonata uscirà il 2  gennaio 2006 sul Giornale di B. e costerà all’Unione di Prodi diversi  punti alle elezioni, portando al sostanziale pareggio. A che titolo il  leader Ds sponsorizzava scalate bancario-assicurative? Mistero.   Lui,  anziché spiegare, grida al complotto contro la sinistra e le coop.  Denuncia la fuga di notizie, per cui B. sarà condannato in primo grado e  prescritto in appello (anche a risarcire subito Fassino con 80 mila  euro, che però il buon Piero non ha mai chiesto: non si sa mai…). E  soprattutto si proclama “fedele alla lezione che ci ha lasciato Enrico  Berlinguer”. Strano, perché due anni dopo riabilita Craxi come padre  della “sinistra riformista” e addirittura lo issa nel “Pantheon del Pd  con De Martino, Lombardi, Pertini e Nenni”.   NEL 2011 SI CANDIDA a  sindaco di Torino. E chi sceglie come coordinatore della sua campagna?  Un compagno pregiudicato: Giancarlo Quagliotti. Che, dopo la sua  elezione, diventa il suo braccio destro. Nel 1983 Quagliotti è  capogruppo al Comune e viene coinvolto negli scandali Zampini e  “semafori intelligenti” (sarà poi prosciolto). Nel ’93 è di nuovo  indagato per una tangente di 260 milioni di lire dalla Fiat al Pds. E  stavolta viene condannato in via definitiva a 6 mesi per finanziamento  illecito con il suo sodale Primo Greganti. La mazzetta riguarda  l’appalto per il depuratore del consorzio Po-Sangone: è stata versata su  due conti cifrati a Lugano, “Idea” e “Sorgente”, aperti rispettivamente  da Quagliotti e Greganti.   Quelle vecchie mazzette rosse tornano  d’attualità nel 2014, quando nel frattempo Fassino è trasvolato dalla  Ditta al fronte renziano. A Milano viene riarrestato Greganti per le  tangenti Expo. Uno degli imprenditori pagatori è Giandomenico Maltauro,  anche lui arrestato, che dichiara a verbale: “Greganti si consultava con  Bersani e Fassino”. Bersani smentisce di aver “mai in vita mia  incontrato o parlato con Greganti”. Fassino invece smentisce ciò che  Maltauro non ha mai detto (“in vita mia non mi sono mai occupato di  appalti”), ma non ciò che ha detto sui presunti referenti del Compagno  G. Il quale, nel Pd torinese dei fassinian-renziani, ha riottenuto la  tessera del partito nonostante le due condanne definitive per  Tangentopoli. Pochi mesi dopo, scandalo del Mose a Venezia. Viene  arrestato il sindaco pd Luigi Orsoni e Fassino mette subito la mano sul  fuoco: “Chi lo conosce non può dubitare della sua onestà e correttezza. I  magistrati appurino presto la sua innocenza per consentirgli di tornare  sindaco”. Poi Orsoni confessa e si dimette. La scena si ripete con  Vasco Errani, condannato in appello per falso, e per Vincenzo De Luca,  condannato in primo grado per abuso. Fassino li difende entrambi,  diventando il santo protettore dei pidini condannati. Nei secoli “fedele  alla lezione di Berlinguer”, ci mancherebbe.
IL GIORNO DELLA MEMORIA.CORTA-Marco Travaglio-Il Fatto Q.-29 gennaio 2015
http://www.ilfattoquotidiano.it/…/quirinale-il-gio…/1379757/
COMPAGNO GRISSINO.
Fassino, il berlingueriano che ama i condannati.
Il minimo che si dovrebbe fare, prima di lanciare la candidatura di Tizio o Caio alla più alta carica dello Stato, è informarsi bene sul suo curriculum, i suoi trascorsi e quelli della sua famiglia, onde evitare di ritrovarsi un presidente imbarazzante, o addirittura ricattabile, per i più svariati motivi. Non solo penali, ma anche morali,politici o semplicemente di inopportunità. La logica che invece sembra ispirare il caravanserraglio delle consultazioni e delle candidature usa e getta di questi giorni è esattamente quella opposta: non si butta via niente. Di Amato abbiamo già detto tutto: il fatto che continui a essere tra i favoriti la dice lunga sulla scriteriata superficialità dei politici che contano e che la memoria storica o non ce l’hanno o l’hanno azzerata con un clic sul Reset.
Per la Finocchiaro, a parte tutto il resto, dovrebbe bastare il marito sotto processo per truffa e abuso d’ufficio. Del giudice costituzionale Sergio Mattarella abbiamo ricordato la fama di persona perbene (come quella del fratello Piersanti, assassinato da Cosa Nostra) e l’assoluzione per finanziamento illecito, ma anche la confessione di aver accettato un contributo elettorale da Filippo Salamone, universalmente noto in Sicilia come il costruttore di Cosa Nostra. Siccome poi, per il capo dello Stato,conta anche la reputazione della famiglia (ne sa qualcosa la buonanima di Leone), non si possono dimenticare le ombre sul defunto padre Bernardo, ras della Dc siciliana nel Dopoguerra; e neppure quelle più recenti che hanno coinvolto il fratello Antonino, indagato negli anni 90 a Venezia per riciclaggio di denaro sporco e associazione mafiosa col cassiere della banda della Magliana Enrico Nicoletti, per una speculazione su una decina di alberghi a Cortina: inchiesta poi archiviata nel 1996 per mancanza di prove sulla provenienza illecita del denaro, con coda di polemiche anche in Parlamento.Completano il quadretto famigliare il nipote Ber nardo, figlio di Piersanti, deputato regionale in Sicilia, ora indagato per peculato sui rimborsi regionali; e il figlio di Sergio, Bernardo Giorgio, allievo di Sabino Cassese, docente di Diritto amministrativo a Siena e alla Luiss nonché capo dell’ufficio legislativo della Funzione pubblica al ministero della PA, accanto a Marianna Madia: il suo compenso di 125 mila euro l’anno ha sollevato qualche malignità. La sindrome della memoria corta contagia anche i 5Stelle, che presentano una serie di candidati di prim’ordine alle Quirinarie.Ma portano in palmo di mano Ferdinando Imposimato. Che, per carità, è una persona simpatica e onesta, un ex giudice valoroso, un ex parlamentare Pci-Pds molto vicino anche al Psi, ma anche protagonista di incredibili attacchi contro il pool di Milano ogni volta che metteva le mani su qualche ladro socialista. Quando Borrelli, il 30-4-1993, annunciò il conflitto d’attribuzioni contro la Camera che aveva negato l’autorizzazione a procedere su Craxi, Imposimato disse che non poteva farlo e tuonò: “Borrelli continui a fare il magistrato, non faccia politica, non interferisca sulla volontà del Parlamento”. Nel ‘96, tornato in Cassazione, difese il pm romano Ciccio Misiani che dava consigli a Renato Squillante poco prima dell’arresto di quest’ultimo (era sul libro paga di Previti): “Ho apprezzato molto Misiani, anch’io avrei dato quei consigli a Squillante, un uomo dal quale ho imparato molto” (Corriere, 14-3-1996). E nove giorni dopo, non contento, si fece intervistare dal Giornale per chiedere la scarcerazione di Squillante e accusò il pm di violare la legge sulla custodia cautelare: “Di questo passo la gente penserà che le inchieste abbiano scopi politici”. L’11-7 aggiunse: “Le cose fatte da Di Pietro meritavano il trasferimento per incompatibilità ambientale, ma c’era timore reverenziale verso tutto il pool”. Poi si ricandidò con gli ex craxiani dello Sdi. Ma che ci azzecca Imposimato con i 5Stelle e il Quirinale?
A proposito di amnesie selettive, si parla persino di Fassino: 66 anni, deputato per 5 legislature, dirigente del Pci-Pds-Ds, fu sottosegretario agli Esteri nel governo Prodi-1, ministro del Commercio estero nel governo D’Alema e della Giustizia nel governo Amato-2, quando abolisce di fatto i pentiti di mafia e propone la depenalizzazione di tutti i reati finanziari. Roba che non era venuta in mente nemmeno a B. Nel 2001 è candidato a vicepremier di Rutelli, tanto vince B. Lui, per premio, diventa segretario Ds. Fino al 2007, quando nasce il Pd. Non è mai stato indagato, ma il suo nome è comparso spesso in atti giudiziari, anche piuttosto imbarazzanti. La prima volta nel ‘93: il presidente di Euromercato Carlo Orlandini racconta ai pm di Torino di aver incontrato nel 1989 Fassino, allora segretario provinciale del Pds, per parlare del progetto dell’ipermercato Le Gru di Grugliasco (poi finito in uno scandalo di mazzette rosse); e, subito dopo l’interrogatorio, inviò un fax a Fassino per rivelargli quel che aveva dichiarato ai magistrati. Che bisogno aveva di spedire quel fax, violando il segreto investigativo? E che c’entrava Fassino con un centro commerciale? Mistero. Nel 2005 l’ex governatore di Bankitalia Antonio Fazio racconta al pm Francesco Greco: “A fine 2004-inizio 2005 sono venuti da me Fassino e Bersani a chiedere se si poteva fare una grande fusione Unipol-Bnl-Montepaschi. Io li ho ascoltati”. A che titolo il segretario Ds si occupava di fusioni bancarie? Mistero. NELL’ESTATE 2005, il Compagno Grissino (come lo chiamano a Torino) ci ricasca. L’Unipol di Giovanni Consorte, la compagnia assicurativa delle coop rosse, si svena per scalare la Bnl. Giornalisti, imprenditori e politici della sinistra segnalano i rischi dell’operazione e l’impresentabilità dei compagni di avventura: il banchiere Fiorani, gli immobiliaristi Ricucci e Coppola. Ma Fassino li difende a spada tratta: “Considero incomprensibile la puzza sotto il naso che li circonda. Bisogna solo capire se un imprenditore fa bene o meno il suo mestiere” (22-6-2005). “È tanto nobile costruire automobili o essere concessionario di telefonia, quanto operare nel mondo finanziario o immobiliare” (7-7-2005). Quando le telefonate di Fassino, intercettate sulle utenze di Consorte, diventano pubbliche, il conflitto d’interessi tra Unipol e i vertici Ds dà un duro colpo alla credibilità del partito. Senza contare la figuraccia del segretario tenuto all’oscuro fino all’ultimo momento da Consorte & C., convinti che sia meglio non informarlo perché “tanto non capisce un cazzo”. Solo il 18 luglio, vigilia dell’Opa taroccata, Consorte gli svela i retroscena della cordata occulta che rastrella azioni Bnl in barba al mercato e alla legge. Fassino, anziché fargli notare la scorrettezza dell’operazione, prende appunti ed esulta: “Allora, siamo padroni della banca?… Portiamo a casa tutto… Bravo, bene, congratulazioni, bravo bravo, auguri!”. La telefonata uscirà il 2 gennaio 2006 sul Giornale di B. e costerà all’Unione di Prodi diversi punti alle elezioni, portando al sostanziale pareggio. A che titolo il leader Ds sponsorizzava scalate bancario-assicurative? Mistero. Lui, anziché spiegare, grida al complotto contro la sinistra e le coop. Denuncia la fuga di notizie, per cui B. sarà condannato in primo grado e prescritto in appello (anche a risarcire subito Fassino con 80 mila euro, che però il buon Piero non ha mai chiesto: non si sa mai…). E soprattutto si proclama “fedele alla lezione che ci ha lasciato Enrico Berlinguer”. Strano, perché due anni dopo riabilita Craxi come padre della “sinistra riformista” e addirittura lo issa nel “Pantheon del Pd con De Martino, Lombardi, Pertini e Nenni”. NEL 2011 SI CANDIDA a sindaco di Torino. E chi sceglie come coordinatore della sua campagna? Un compagno pregiudicato: Giancarlo Quagliotti. Che, dopo la sua elezione, diventa il suo braccio destro. Nel 1983 Quagliotti è capogruppo al Comune e viene coinvolto negli scandali Zampini e “semafori intelligenti” (sarà poi prosciolto). Nel ’93 è di nuovo indagato per una tangente di 260 milioni di lire dalla Fiat al Pds. E stavolta viene condannato in via definitiva a 6 mesi per finanziamento illecito con il suo sodale Primo Greganti. La mazzetta riguarda l’appalto per il depuratore del consorzio Po-Sangone: è stata versata su due conti cifrati a Lugano, “Idea” e “Sorgente”, aperti rispettivamente da Quagliotti e Greganti. Quelle vecchie mazzette rosse tornano d’attualità nel 2014, quando nel frattempo Fassino è trasvolato dalla Ditta al fronte renziano. A Milano viene riarrestato Greganti per le tangenti Expo. Uno degli imprenditori pagatori è Giandomenico Maltauro, anche lui arrestato, che dichiara a verbale: “Greganti si consultava con Bersani e Fassino”. Bersani smentisce di aver “mai in vita mia incontrato o parlato con Greganti”. Fassino invece smentisce ciò che Maltauro non ha mai detto (“in vita mia non mi sono mai occupato di appalti”), ma non ciò che ha detto sui presunti referenti del Compagno G. Il quale, nel Pd torinese dei fassinian-renziani, ha riottenuto la tessera del partito nonostante le due condanne definitive per Tangentopoli. Pochi mesi dopo, scandalo del Mose a Venezia. Viene arrestato il sindaco pd Luigi Orsoni e Fassino mette subito la mano sul fuoco: “Chi lo conosce non può dubitare della sua onestà e correttezza. I magistrati appurino presto la sua innocenza per consentirgli di tornare sindaco”. Poi Orsoni confessa e si dimette. La scena si ripete con Vasco Errani, condannato in appello per falso, e per Vincenzo De Luca, condannato in primo grado per abuso. Fassino li difende entrambi, diventando il santo protettore dei pidini condannati. Nei secoli “fedele alla lezione di Berlinguer”, ci mancherebbe.

Wednesday, January 28, 2015

LA RISURREZIONE DI LAZZARO

Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano: “La Resurrezione di Lazzaro”

 
ROMA – “Può darsi che – scrive Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano – come dice Renzi senza precisare la settimana esatta, “sabato avremo il presidente”. Nel qual caso il premier avrà vinto la partita, chiunque sia il nome del prescelto”.Guarda la versione ingrandita di Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano:

L’editoriale di Marco Travaglio: Che, comunque, sarebbe frutto del Patto del Nazareno, dunque un impresentabile: Amato (e ho detto tutto), o Fassino (quello del giro Quagliotti-Greganti e del “siamo padroni di una banca?”), o Finocchiaro (zarina di tutti gli inciuci, con marito imputato), o Chiamparino (che negli anni pari fa il politico e nei dispari il banchiere), roba così. Se invece, al quarto scrutinio, il Renzusconi non superasse il quorum, inizierebbe il massacro. Renzi, a quel punto, potrebbe giocare un’altra carta, sempre con B. Oppure rivolgersi ai 5 Stelle. I quali, questa volta, non avranno un candidato di bandiera, come nel 2013 fu Rodotà per la proterva insipienza del vertice Pd. Per non ridursi al ruolo di spettatori e giocare fino in fondo la partita, Grillo, Casaleggio e il direttorio chiedono al Pd una rosa di nomi da sottoporre agli iscritti. Renzi non li degna neppure di risposta, confermando ciò che abbiamo sempre sostenuto: è lui, non loro, a rifiutare il dialogo. Però alcuni spiriti liberi del Pd alla email hanno risposto col nome di Prodi. È probabile che il Prof – sebbene sia un padre dell’euro – risulti, agli occhi della loro base, il meglio o il meno peggio della compagnia cantante (è quel che non capiscono i nove sciocchini che ieri si sono sfilati per andare a chiedere, bel belli, a Renzi “un presidente fuori dal Nazareno”: roba da perizia psichiatrica) (…)

Tuesday, January 27, 2015

TRIBUNALI MILITARI ITALIANI*******

Un tribunale militare è un tribunale competente a giudicare i membri delle forze armate, in materia di reati previsti dai codici penali militari di guerra e di pace.

Competenza[modifica | modifica wikitesto]

I tribunali militari in tempo di guerra hanno la giurisdizione stabilita dalla legge. In tempo di pace hanno giurisdizione soltanto per i reati militari commessi da appartenenti alleForze armate.

Nel mondo[modifica | modifica wikitesto]

Italia[modifica | modifica wikitesto]

L'organizzazione della magistratura militare italiana ai sensi della legge 24 dicembre 2007 n. 244, art. 2, comma 603 e ss. era così articolata:
  • 3 Tribunali militari, Verona, Roma e Napoli. Questa la competenza:
    • il Tribunale militare e la Procura militare di Verona hanno la competenza territoriale relativa alle regioni Valle d'Aosta, Piemonte, Liguria, Lombardia, Trentino-Alto Adige, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna;
    • il Tribunale militare e la Procura militare di Roma hanno la competenza territoriale relativa alle regioni Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo e Sardegna;
    • il Tribunale militare e la Procura militare di Napoli assumono la competenza territoriale relativa alle regioni Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia.
  • 1 Corte militare di appello, a Roma, unica per tutto il territorio nazionale.
  • 1 Tribunale militare di Sorveglianza, con competenza unica su tutto il territorio nazionale e con sede a Roma.
Sono soppressi in tempo di pace numerosi organi giudiziari militari, quali Tribunali militari di bordo, Tribunali militari presso forze armate concentrate, o presso Corpi di spedizione all'estero; il Tribunale supremo militare. Le funzioni del Tribunale supremo militare sono oggi esercitate dalla Corte Suprema di Cassazione.

Oggi le circoscrizioni giudiziarie, i tribunali e la loro composizione e le aree territoriali di giurisdizione sono disciplinate dal I libro, II titolo, capo VI del d.lgs 15 marzo 2010 n, 66 ("Codice dell'ordinamento militare").[1]***************************************************************************************
Giustizia Militare


Stemma di Giustizia Militare


L'art. 103 della Costituzione attribuisce, in tempo di pace, ai tribunali militari l'esercizio della giurisdizione per i reati militari commessi da appartenenti alle Forze Armate.
La legge 7 maggio 1981, n.180 e la legge 24 dicembre 2007, n. 244, hanno apportato una serie di modifiche all'ordinamento giudiziario militare.
Il Ministro della Difesa ha, rispetto ai magistrati militari ed al Consiglio della Magistratura militare (C.M.M.), le medesime attribuzioni che spettano al Ministro della Giustizia rispetto al Consiglio Superiore della Magistratura (C.S.M.), e ai magistrati ordinari.

 
Consiglio della Magistratura Militare

Il C.M.M. è, infatti, competente a deliberare su ogni provvedimento di stato riguardante i magistrati militari e su ogni altra materia ad esso devoluta dalla legge.
In particolare, delibera sulle assunzioni della Magistratura Militare, sull'assegnazione di sedi e di funzioni, sui trasferimenti, sulle promozioni, sulle sanzioni disciplinari, sul conferimento ai magistrati militari di incarichi extragiudiziari; esprime pareri e può far proposte al Ministro della Difesa sulle modificazioni delle circoscrizioni giudiziarie militari e su tutte le materie riguardanti l'organizzazione o il funzionamento dei servizi relativi alla giustizia militare; dà pareri su disegni di legge concernenti i problemi del settore giudiziario.
Sulle materie di competenza del Consiglio, il Ministro della Difesa può avanzare proposte, proporre osservazioni e può intervenire alle adunanze del Consiglio, quando ne è richiesto dal Presidente o quando lo ritenga opportuno, per fare comunicazioni o per dare chiarimenti.
Il Ministro, tuttavia, non può essere presente alle deliberazioni.
Fanno parte del Consiglio - che dura in carica 4 anni - : il primo presidente della Corte di Cassazione, che lo presiede; il procuratore generale militare presso la Corte di Cassazione; quattro componenti eletti dai magistrati militari (1), di cui almeno uno magistrato militare di Cassazione; un componente estraneo alla magistratura militare, scelto d'intesa tra i Presidenti delle due Camere fra professori ordinari di università in materie giuridiche ed avvocati con almeno quindici anni di esercizio professionale, che assume le funzioni di Vice Presidente.  

Organizzazione Giudiziaria Militare


Per effetto delle nuove disposizioni introdotte dalla legge 244/2007, gli Uffici giudiziari militari si distinguono (a decorrere dal luglio 2008) in organi requirenti (Procura generale militare presso la Suprema Corte di Cassazione; Procura generale presso la Corte militare d'Appello e 3 Procure militari presso i Tribunali militari) e organi giudicanti (Corte militare d'Appello, 3 Tribunali militari e Tribunale militare di sorveglianza).
Presso ogni tribunale militare, organo giudiziario di 1° grado, è istituito un ufficio del giudice per le indagini preliminari e uno del giudice per l'udienza preliminare, la cui organizzazione non presenta particolarità rispetto ai corrispondenti uffici esistenti presso i tribunali ordinari.
Ai sensi della legge 180/81, i tribunali militari giudicano con l'intervento del presidente del tribunale militare, che lo presiede o, in caso di impedimento, di un magistrato militare di appello (per effetto della legge 111/2007, magistrato militare che abbia superato con esito favorevole la seconda valutazione quadriennale di professionalità), con funzioni di presidente; di un magistrato militare di tribunale o di appello, con funzioni di giudice; di un militare di una delle FF.AA. o della Guardia di Finanza, di grado pari a quello dell'imputato e comunque non inferiore al grado di ufficiale, estratto a sorte, con funzioni di giudice.
Organo di secondo grado è la Corte militare d'Appello, istituita con l'art.3 della legge 7.5.1981, n.180, che giudica sull'appello proposto avverso i provvedimenti emessi dai tribunali militari.
Alla Corte militare d'Appello sono devolute, altresì, le competenze che l'art.45 dell'ordinamento giudiziario militare (R.D. 9 settembre 1941, n.1022) attribuiva al Tribunale supremo militare in composizione speciale (riabilitazione militare; reintegrazione nel grado, ecc.). Il Collegio giudicante della Corte militare d'Appello è formato dal presidente della Corte stessa o, in caso di impedimento, da un magistrato militare di Cassazione (per effetto della legge 111/2007, magistrato militare che abbia superato con esito favorevole la quarta valutazione quadriennale di professionalità) o di Appello, con funzioni di presidente; da due magistrati militari di appello, con funzioni di giudice; da due militari di una delle FF.AA. o della Guardia di Finanza, di grado pari a quello dell'imputato e, comunque, non inferiore a tenente colonnello, estratti a sorte, con funzioni di giudice.
Vi è poi il Tribunale militare di sorveglianza - istituito dal D.L. 27.10.1986, n.700, convertito con legge 23.12.1986, n.897, a seguito del riordinamento degli organi di sorveglianza della giurisdizione ordinaria - competente a vigilare sull'esecuzione delle pene (fig. 1).
Il suddetto Tribunale si compone di tutti i magistrati militari di sorveglianza e di esperti nominati dal C.M.M., nell'ambito delle categorie indicate dall'art.80, IV comma, della legge 26.7.1975, n.354 (professionisti esperti in psicologia, servizio sociale, pedagogia e psichiatria), nonché fra i docenti di scienze criminalistiche.
(1) Per efffetto della legge 3 agosto 2009, n. 102 ("Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 1º luglio 2009, n. 78, recante provvedimenti anticrisi, nonchè proroga di termini e della partecipazione italiana a missioni internazionali"), a decorrere dal 14 novembre 2009, con le prime elezioni per il rinnovo del Consiglio della Magistratura Militare, saranno ridotti a due i componenti eletti dai magistrati militari.
Per ulteriori e più dettagliate notizie sulle ultime modifiche apportate dalla legge 3 agosto 2009, n. 102 ("Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 1º luglio 2009, n. 78, recante provvedimenti anticrisi, nonchè proroga di termini e della partecipazione italiana a missioni internazionali") vedasi: Modifiche Giustizia Militare - *******************************************************************************************************Tribunale militare di guerra e Tribunale militare territoriale di guerra (Seconda guerra mondiale 1940-1945)
notizie storiche
La l. 1 ott. 1859 Raccolta regno Sardegna, 1859, n. 3692che approvava il nuovo codice penale militare, trasformò radicalmente l'organizzazione delle magistrature militari dei regno di Sardegna, da cui derivò l'organizzazione italiana. Agli istituti precedenti subentrarono i tribuna i territoriali e permanenti e furono istituite le cariche di avvocato generale e avvocato fiscale, con funzioni di pubblico ministero. Con l. 11 febbr. 1864, n. 1670, fu modificata la composizione dei tribunali militari e ampliata la sfera di competenza dei tribunali speciali. Con r.d. 28 nov. 1869, n. 5378 e con r.d. 28 nov. 1869, n. 5366 furono approvati i codici penali militari per l'esercito e la marina. Norme successive portarono ulteriori modifiche: r.d. 22 dic. 1872, n. 1210, r.d. 19 ott. 1923, n. 2316, r.d. 30 dic. 1923, n. 2903 e decreto della stessa data n. 2948, r.d. 26 genn. 1931, n. 122, r.d. 9 sett. 1941, n. 1022. La costituzione repubblicana ha espressamente legiferato in materia agli articoli 103,108,111 e VI disposizioni transitorie. I codici penali militari di pace e di guerra approvati con r.d. 20 febbr. 1941, n. 303, sono stati modificati con l.23 mar. 1956, n. 167. I tribunali militari fanno parte organica dell'esercito, con giurisdizione per tutte le forze armate dello Stato; essi dipendono in tempo di pace dal ministero della difesa e in tempo di guerra dal comandante supremo, che si avvale della consulenza del procuratore generale militare presso il comando supremo, al quale può essere delegata l'alta vigilanza della giustizia militare.
La giustizia penale militare in tempo di pace è amministrata dal tribunale supremo militare, dai tribunali militari territoriali, dai tribunali di bordo, e da quelli eventualmente istituiti presso i corpi di spedizione all'estero; in tempo di guerra è amministrata dai tribunali di guerra ordinari (di armata, di corpo d'armata, di piazzaforte, territoriali di guerra), straordinari, di bordo. Quelli straordinari possono essere convocati dai comandanti di divisione, di brigata o di piazzaforte per giudicare con immediatezza un imputato arrestato n flagranza per un reato punito con la pena di morte. Quelli di bordo amministrano la giustizia sulle navi e si costituiscono, sempre che siano disponibili gli ufficiali per formare il collegio giudicante, tutte le volte che si debba procedere per un reato di loro competenza.
In tempo di pace i tribunali militari giudicano esclusivamente i reati militari commessi da militari in servizio; ne sono perciò esclusi quelli in congedo illimitato, eccezion fatta per il reato di mancata presentazione alle armi in caso di richiamo. La giurisdizione militare di guerra assegna ai tribunali militari la cognizione dei reati militari da chiunque commessi nei territori in stato di guerra o considerati tali e quella dei reati militari commessi da chiunque e ovunque quando essi provochino danno alle operazioni di guerra. 
Gli archivi dei tribunali di guerra, dopo la loro soppressione confluiscono nella Procura generale militare presso il Tribunale supremo militare, e da questo vengono versati all’Archivio centrale dello Stato.Italia.*****************************************RomaC'è il soldato che al poligono si è messo in tasca qualche proiettile, il carabiniere che con un superiore si è lasciato sfuggire un'imprecazione tra i denti, il finanziere che si allontana dal comando per un quarto d'ora, il maresciallo che oppone il consenso informato alla vaccinazione obbligatoria, anche il colonnello che vessa il sottoposto.
Tutti deferiti davanti al tribunale militare. I reati? Furto, peculato, insubordinazione, diffamazione, truffa, assenza dal servizio, minaccia, abuso d'autorità, danneggiamento colposo.
È così che si mette in moto la costosa e anacronistica macchina della giustizia militare, in cui ognuno dei 48 magistrati ha un carico di lavoro di 60 cause in media ogni anno. Cioè, un decimo dell'indicatore di efficienza nella giustizia ordinaria. 
Sono 58 le toghe con le stellette (c'è una donna), in realtà civili dipendenti dal ministero della Difesa, ma 10 sono fuori ruolo con incarichi governativi o nel Consiglio della magistratura militare, di cui la Guardasigilli Paola Severino è stata vicepresidente dal 1997 al 2001. 
Si occupano solo di penale e hanno stipendi e progressione di carriera identici ai magistrati ordinari. Retribuzioni alte globalmente, perché 21 sono al grado di Cassazione, 7 dei quali ai massimi livelli e 11 d'Appello. Molti, dunque, interessati alla recente sentenza della Consulta che ha bocciato i tagli agli stipendi d'oro oltre i 150mila e i 90mila euro l'anno, imponendo la restituzione degli arretrati. Sedi storiche per tribunali e procure: Palazzo Cesi a Roma, l'ex convento Santa Maria degli Angeli di Pizzofalcone a Napoli e Palazzo di Santa Lucia a Verona. Nella capitale ci sono anche Corte d'Appello e Procura generale, tribunale militare di sorveglianza e Procura generale presso la Cassazione. 
L'apparato con centinaia di persone, tra cancellieri, segretari, assistenti, guardie, autisti di auto blu, addetti all'amministrazione eccetera, produce in tutto 208 sentenze di primo grado l'anno, cioè una media di 60-70 a tribunale; mentre pm, gip e gup trattano 600 procedimenti, di cui solo un decimo si traduce in rinvio a giudizio. In appello, 113 processi nel 2011 e 40 ricorsi in Cassazione. 
Una Ferrari che circola in un cortile, per usare l'immagine del Presidente della Corte d'appello. Vito Nicolò Diana, all'inaugurazione dell'anno giudiziario 2010, per la verità parlava di «vettura gran turismo» per lamentare il fatto che la magistratura militare fosse «sottoutilizzata, sostanzialmente delegittimata». Non per chiederne l'abolizione cui la categoria si oppone strenuamente, ma per lamentare l'insufficienza dei magistrati, dopo i tagli della finanziaria 2008 che ha ridotto da 9 a 3 i tribunali, facendo transitare le toghe militari in eccesso nelle file di quelle ordinarie. Che da sempre le hanno definite, con un po' di cattiveria, «veterinari del diritto», considerando solo loro «medici».
All'inaugurazione dell'anno giudiziario 2012, Diana ha parlato di «giustizia militare sempre più evanescente, prossima ad uscire di scena», negando però che la «vecchia diligenza» fosse «obsoleta» o il «vetturino non professionalmente adeguato». Anzi, per lui, si tratta di un fulgido esempio di «giustizia tempestiva ed efficace». 
Peccato che, con la fine della leva obbligatoria e l'esaurimento delle cause per i crimini nazisti, i magistrati militari si occupino soprattutto di questioni bagattellari, o semidisciplinari. Visto che sono sottoccupati, molti hanno un secondo incarico, in università e scuole di formazione militare o nella giustizia sportiva, dove ci sono diversi pm e Stefano Palazzi, il superprocuratore della Federcalcio che si è occupato di Calciopoli e ora di Calcioscommesse.
«Hanno tanto tempo libero - spiega l'avvocato Giuseppe Fortuna, segretario generale di Ficiesse, Associazione civica finanzieri, cittadini, solidarietà - e spesso danno corso con accanimento a contestazioni assurde, che servono solo a rinsaldare in modo ottocentesco il vincolo di obbedienza, la fedeltà ai superiori. Così perpetuano la separazione tra militari e società civile. Abbiamo quattro finanzieri sotto procedimento per diffamazione e altri a rischio solo perché sul nostro sito hanno commentato, con qualche ironia, l'encomio dato ad un collega. Sono cause basate sul nulla, spesso destinate all'archiviazione. Intanto lo Stato spreca denaro, tempo e risorse e i costi pesano anche sui singoli. Vogliamo segnalare alla Corte dei conti i casi più eclatanti, perchè accerti il danno erariale».
Che senso ha, in tempi di crisi e tagli, mantenere questa giustizia speciale per i 300mila militari italiani? Per giustificare un tribunale ordinario l'indicatore di efficienza è di 382.191 abitanti e con questo criterio il ministro Severino ha tagliato 969 uffici giudiziari. Usando lo stesso metro, tutti e tre i tribunali militari messi assieme non avrebbero ragion d'essere. A meno che ogni militare italiano non commetta circa 4 reati l'anno. Per non parlare delle centinaia di carabinieri impiegati per la polizia giudiziaria, dei finanzieri e altri militari che potrebbero essere impiegati in ben altro modo. Diversi disegni di legge per trasformare questo giudice speciale in una sezione specializzata della magistratura ordinaria sono finiti nel nulla.
Questa Casta di nicchia deve avere i suoi sponsor se, per giustificarla, si arriva ad immaginare come fa il ddl Cirielli di trasferire alla magistratura militare i reati di qualsiasi tipo commessi da cittadini in uniforme.