Tuesday, November 15, 2016

*PRIMA CHE MANDO TUTTO AL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO *

*PER I SERVIZI SEGRETI MILITARI ITALIANI E PER I COLLEGHI DELLA CIA,PRESSO IL TRIBUNALE MILITARE DI NAPOLI E PRESSO LA PROCURA GENERALE MILITARE DI ROMA GIACCIONO ALCUNE DENUNCE MOLTO DETTAGLIATE DI NOI FRATELLI MARINGOLA PER I FURTI ISTITUZIONALI DA NOI SUBITI DI TUTTI I BENI MOBILI DALLE NOSTRE ABITAZIONI + 3 AUTOMOBILI AD OPERA DEI CARABINIERI.*NON VORREI CHE COME AL SOLITO FACCIAMO CORNUTI E MAZZIATI,SIAMO STATI SENTITITI 2 VOLTE DAL PROCURATORE MILITARE DI NAPOLI.*A TUTT'OGGI NON SAPPIAMO L'ESITO DELLE INDAGINI INTANTO NON ABBIAMO PIU' NEMMENO I LETTI PER DORMIRE********
I congratulate Donald Trump on his election as the next President of the United States. And I look forward to working with President-elect Trump.
NATO.INT|DI NATO

Saturday, November 12, 2016

Isernia:************IL PROCURATORE PAOLO ALBANO*******

 
A PROPOSITO DI CRICCA MASSONICA P3 VORREI RICORDARE LE DICHIARAZIONI DELL'IMPUTATO LOMBARDI NEL 2010 RESE Al quotidiano "REPUBBLICA"....
LA RETE DEI MAGISTRATI. LE PRESSIONI AL CSM, I CONTATTI CON MANCINO
"Intendo precisare che i magistrati di cui si parla, Alfonso Marra, Gianfranco Izzo (Procuratore di Nocera Umbra dal novembre 2009) e Paolo Albano (Procuratore di Isernia), sono persone con cui ho rapporti di amicizia ultraventennale. Mi hanno chiesto un interessamento per ottenere le nomine a incarichi direttivi. Lo hanno chiesto proprio a me poiché ho molte conoscenze ed amicizie nell'ambiente politico e giudiziario e come si sa queste nomine sono influenzate in maniera determinante dalle quattro correnti in seno all'Anm e dalla politica, che può fare tutto. Preciso che i contatti che ho avuto per sollecitare le nomine, li ho intrattenuti con i due consiglieri togati del Csm Ferri e Carrelli Palombi, e con i componenti laici Tinelli, Saponara e Bergamo".
Quanto al vicepresidente del Consiglio, Nicola Mancino, Lombardi si fa felpato e contraddittorio. "Nego di aver avuto contatti con Nicola Mancino, con il quale peraltro ho rapporti di consuetudine da oltre 40 anni", è l'esordio. Poi, si aggiusta. "Effettivamente mi sono incontrato con l'onorevole Mancino, con il quale avrò parlato incidentalmente della nomina di Marra. E nel conversare con l'avvocato Donato Pennetta (con cui parlava anche del procuratore di Avellino ndr.), gli ho chiesto di parlare con Mancino della nomina di Marra, senza tuttavia avere riscontro, evidenziando nella conversazione che è sempre bene avere amicizie per chiedere qualcosa in caso di difficoltà".
(18 luglio 2010)
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Rosario Maringola
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      Rosario Maringola ha condiviso il post di Tiziano Di Clemente.
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      Tiziano Di Clemente
      4 h
      A PROPOSITO DI CRICCA MASSONICA P3 VORREI RICORDARE LE DICHIARAZIONI DELL'IMPUTATO LOMBARDI NEL 2010 RESE Al quotidiano "REPUBBLICA"....
      LA RETE DEI MAGISTRAT...

    Tuesday, November 1, 2016

    Palazzo_ChigiAccount verificato @Palazzo_Chigi Profilo ufficiale della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Governo italiano. governo.it Iscritto a novembre 2012

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    Rosario Maringola
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    Rosario Maringola *Rosario Maringola 53°reggimento fanteria d'arresto Umbria divisione folgore *servizio riservato*******

    Monday, October 31, 2016

    SCANDALO VATICANO: ALTRO CHE POVERI! ECCO DOVE ANDAVANO A FINIRE LE OFFERTE IN ORO

    SCANDALO VATICANO: ALTRO CHE POVERI! ECCO DOVE ANDAVANO A FINIRE LE OFFERTE IN ORO

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    SCANDALO VATICANO: LE OFFERTE IN ORO DELLE PERSONE? ALTRO CHE POVERI, ECCO DOVE ANDAVANO A FINIRE..
    SPY STORY ALL’ITALIANA – UN’INCHIESTA PARALLELA SULLA FUGA DEL LATITANTE AMEDEO MATACENA SVELA UN’ASSOCIAZIONE A DELINQUERE IN CUI CI SONO UN AGENTE DEI SERVIZI AFFILIATO ALLA MASSONERIA, UN MONSIGNORE CHE TRAFFICA LINGOTTI D’ORO, SGHERRI DEL CLAN CASAMONICA, GENERALI E POLITICI
    Valeria Di Corrado per “Il Tempo”
    Un agente dei Servizi segreti italiani, affiliato al Grande Oriente d’Italia, accusato di aver favorito la latitanza di un ex parlamentare condannato per concorso esterno alla ’ndrangheta. Un monsignore che vuole vendere “in nero” centinaia di chili d’oro, custoditi nel caveau del Vaticano, frutto delle offerte dei fedeli. Un’imprenditrice corleonese che contatta un poliziotto in servizio presso la presidenza del Consiglio dei ministri per “piazzare” i lingotti.
    Sullo sfondo compaiono generali dell’Esercito italiano, politici di centrodestra, esponenti della famiglia Casamonica; mentre si intrecciano accordi per la vendita di petrolio “d2”, gas liquefatto e giubbotti antiproiettile. Sono questi gli ingredienti di un’avvincente spy story internazionale, di cui si trova traccia nell’inchiesta della Dda di Reggio Calabria, coordinata dal procuratore distrettuale antimafia Cafiero De Raho e dal sostituto Giuseppe Lombardo.
    LA LATITANZA DI MATACENA
    Lo scorso aprile gli uomini della Dia hanno perquisito da cima a fondo le abitazioni di Domenico Sperandeo, agente dell’Aise di origine palermitana ora in pensione, e Franco Ciotoli, l’assistente capo della Polizia di Stato in servizio presso la presidenza del Consiglio dei Ministri, sequestrando pc, Ipad e hard disk.
    Entrambi sono indagati per associazione di tipo mafioso “in concorso necessario” con Amedeo Gennaro Matacena, ex deputato forzista condannato in via definitiva quale decisivo concorrente esterno della ’ndrangheta reggina e latitante da circa tre anni, Chiara Rizzo e Maria Grazia Fiordelisi, rispettivamente moglie e segretaria di Matacena, Martino Antonio Politi, considerato il suo factotum, l’ex ministro forzista Claudio Scajola e la sua segretaria Roberta Sacco, nonché Vincenzo Speziali, latitante in Libano sposato con la figlia di un ex presidente libanese e nipote dell’omonimo senatore Pdl.
    Sono tutti accusati dai pm calabresi di far parte di «un’associazione per delinquere segreta collegata all’associazione di tipo mafioso e armata denominata ’ndrangheta da rapporto di interrelazione biunivoca al fine di estendere le potenzialità operative del sodalizio in campo nazionale e internazionale».
    «In particolare – si legge nel capo d’imputazione – hanno posto in essere, consentito o comunque agevolato condotte delittuose dirette ad agevolare l’attività di interferenza di Speziali su funzioni sovrane (quali la potestà di concedere l’estradizione, in capo alle rappresentanze politiche della Repubblica del Libano), finalizzate a proteggere la perdurante latitanza di Matacena», in modo da «mantenere inalterata la piena operatività di Matacena e della galassia imprenditoriale a lui riferibile, costituita da molteplici società usate per schermare la vera natura delle relazioni politiche, istituzionali e imprenditoriali da lui garantite a livello regionale, nazionale e internazionale».
    I RAPPORTI CON LA MASSONERIA
    Dall’attività di intercettazione della Procura reggina emerge «in maniera inequivocabile» che, subito dopo le perquisizioni degli uomini della Direzione investigativa antimafia, «la direzione dell’Aise aveva invitato Sperandeo affinché si pensionasse», così come poi è accaduto. Sperandeo «risulta inserito – si legge nel decreto di perquisizione – in una loggia massonica, verosimilmente il Grande Oriente d’Italia, sin dai tempi in cui era ancora in servizio all’Aise».
    «Tale eventuale appartenenza – precisa il pm Lombardo nel decreto – viola i limiti imposti dalla legge in ordine all’iscrizione alle logge massoniche di un soggetto che riveste lo status di militare in servizio». Sperandeo, che dalle carte risulta difeso dall’avvocato Daniele Francesco Lelli (penalista noto per aver difeso personaggi di spicco in processi alla criminalità organizzata), viene intercettato mentre parla al telefono con avvocati, dipendenti Rai e professionisti romani, di riunioni con tutti i “fratelli” che ogni martedì si incontrano per la “tornata rituale” in un “tempio” diverso.
    L’ORO DEI FEDELI IN VENDITA
    Nelle carte dell’inchiesta emerge anche come Sperandeo e Ciotoli abbiano fatto da intermediari per “piazzare” lingotti d’oro per conto di un prelato del Vaticano, avvalendosi del supporto dei soci del gruppo Goldiam (società di diritto maltese, nonché “mandate” del gruppo Viloro, con sede in Romania, Svizzera e Dubai).
    Il 7 ottobre 2015 viene interrogato dagli inquirenti uno di questi imprenditori: «Nel periodo di Pasqua dello scorso anno fui invitato a Roma perché un alto prelato del Vaticano era intenzionato a vendere un consistente quantitativo di oro. (…) Il Monsignore mi disse che aveva la necessità di effettuare un’operazione riservata che prevedeva la vendita di un primo stok di 400 chili. (…) Richiedeva il pagamento in contanti o attraverso il deposito presso una cassetta di sicurezza estera». Un altro dei soci della Goldiam riferisce ai pm: «A dire del Monsignore l’oro era custodito nel caveau del Vaticano. Appresi che proveniva dalla Svizzera ed era frutto della fusione di oro donato dai fedeli alla Chiesa».